"Tu accanto a me al tavolino di un bar sconosciuto, hai un giaccone che non ho mai visto, anche la camicia è nuova e d'altra parte cosa pretendo? sono passati dodici anni, anche i miei abiti sono nuovi, per modo di dire, sarebbe assurdo sentirsi defraudati di qualcosa, avanti dillo, dell' intimità, per questo, tanto più che non ho mai stirato le tue camice e tu non avresti in ogni caso mai riposto i miei maglioni nell'armadio, sono pensieri balordi lo so ma sto cercando di tenerli al guinzaglio, in un raggio di non più di un metro dai miei piedi, che non posso essere così avventata da rincorrerli se fuggono in avanti e nemmeno è il caso che mi giri a cercarli se si attardano ad annusare il passato, allora intanto ti guardo in tralice e mi concentro sulla voce, non che questo sia meno pericoloso, avevamo un lessico talmente ricco e consueto che ora ad evitarlo serve molta attenzione, la mente è fatta così, la metti in una situazione nota e ripesca nella memoria tutti gli automatismi soprattutto quelli più insignificanti come una mano che si tende a prendere due bustine di zucchero anzichè una sola, allora ci affanniamo entrambi ad essere qualcosa a metà tra due sconosciuti educati e due vecchi compagni di scuola che si rivedono dopo anni, e scegliamo un argomento neutro come i libri e non so dire se in quel momento siamo consapevoli che parlare di libri è il modo più intimo e pudico che ci sia di parlare di sè e..."
("Beatrice")
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