venerdì 20 dicembre 2013

Non ho mai avuto il mito della felicità: rispetto ad altri stati d'animo e sentimenti mi è sempre parsa un po' sempliciotta, la bottegaia rubiconda con le caviglie grosse o la signora col mezzo tacco e la gonna nera al ginocchio, pranzi elaborati e pasticcini, gite al mare e tutto il resto.
Nulla a cui si potessero abbinare aggettivi come irraggiungibile o sfuggente, per dire.

Così ci sono stati molti momenti per i quali non ho avuto un nome.
Nessuna epifania nè esperienza mistica, non una comunione con l'universo intero, nemmeno un più modesto senso di approdo.

Le cose non hanno assunto un senso o un senso diverso e non c'è stato splendore e luccichio.

E adesso come farò a dire sono stata molto felice?


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