Natale non è un bel periodo per i pazzi, immagino di averlo già detto. Ed è peggio per quelli che il 25 vanno a casa che per quelli che rimangono alla cds. Li vengono a prendere alle 10, li rimpinzano di cibo e pigiami ed alle 16 li scaricano sul portone, gridando "tutto bene, auguri di nuovo".
Non è una critica, sono lì da abbastanza tempo da essermi chiesta se io avrei saputo fare di meglio ed essermi risposta di no.
Ma quell'intimità obbligatoria, forzata, quel dire così viviamo noi dopo le 16, anche se l'intenzione non è quella, è ovvio, anche se sono sicura che per i familiari è doloroso quanto per i pazzi, anche se non ho mai il coraggio di guardare gli occhi delle madri ad esempio, quello scampolo di intimità ingiallita come una foto vecchia, io vorrei dirgli non fatelo, lasciatelo qui.
E' naturale, se riunisci la famiglia quelli che mancano risaltano di più, ma i pazzi sono un'assenza diversa, mancano a se stessi come agli altri, i ricordi non sono una consolazione ma un dolore in più, i Natali in cui non c'erano ancora le voci, in cui non ti eri ancora buttato dalla finestra, in cui potevi ancora detestare i tuoi genitori per i motivi normali e non perchè ti avevano strappato il cuore e le viscere.
Borgna usa spesso incandescente per descrivere la pazzia e sì, è la prima cosa che vedi, che brucia anche te se ti avvicini troppo.
Ma la pazzia ha anche l'odore e la consistenza della colpa, La Colpa, la sostanza vischiosa ed invisibile che lega pazzi e famiglie, una Colpa diversa per ogni pazzo ed ogni famiglia, eppure tutte così simili.
Il segreto, la vergogna antecedenti alla follia. Vero o immaginato, il Peccato.
Ed a loro non basta questo giorno all'anno per fingere che sia stato espiato.
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