Sto leggendo un libro sulla sociopatia, in realtà l'autobiografia di una sociopatica.
Potrebbe anche essere che nei prossimi giorni tedierò tutti quelli che mi capitano a tiro con delle informazioni non richieste sulla sociopatia.
Quando approfondisci un argomento del quale non sei del tutto a digiuno ti rendi conto di come, per la maggior parte del tempo, ci si accontenta di quattro notiziole di base che diventano stereotipi e mi chiedevo se questo non sia peggio dell'ignoranza totale che se non altro lascia una porta aperta alla curiosità.
Mi ha affascinato soprattutto quello che l'autrice (un'affermata professionista che non ha mai commesso reati) pensa rispetto ai sensi di colpa ed alla paura.
Riguardo all'usare gli altri, non trova ci sia una grande differenza tra i sociopatici e gli altri, se non nel fatto che i primi ne sono candidamente consapevoli. Tutti, sostiene, interrompiamo una relazione quando non ci serve più, non ci dà più niente, la differenza consiste semmai nel fatto che i non sociopatici hanno bisogno, per farlo, di elaborare delle strategie giustificatorie che avallino moralmente questa loro scelta, per arrivare a volta addirittura a considerarla "altruistica".
Io non mi considero una sociopatica e nei test per individuare i tratti non raggiungerei mai il punteggio minimo per essere collocata nella fascia che definisce una personalità come tale.
Però capisco perfettamente quando dice che per tutta la sua vita ha avuto la sensazione che la morale, la coscienza, i sensi di colpa non siano "qualità" ma meccanismi che permettono di sopravvivere sentendosi una "brava persona" e soprattutto facendo in modo che gli altri ti ritengano tale.
Non essendo una sciocca, la sociopatica si rende perfettamente conto che il punto è questo, l'accettazione degli altri, il bisogno di far parte di un gruppo sociale.
A differenza di quanto si vuole far credere, il sociopatico è consapevole di avere bisogno del gruppo come chiunque altro. Se un "sensibile" parla di etologia, di meccanismi di branco, quindi di potere, di vantaggi ecc, viene considerato una persona colta; se le stesse cose le dice un sociopatico viene considerato un pericolo per la società, dato che non mette al primo posto valori quali la Morale, la Solidarietà, l'Empatia. Che improvvisamente non sono più considerati meccanismi di branco ma Maiuscole.
Che una persona possa avere elaborato, per genetica o per ambiente, dei meccanismi di autocontrollo diversi da quelli socialmente in uso in un dato contesto, sembra impossibile o comunque non desiderabile.
Alcuni sociopatici commettono dei reati, a volte anche violenti; ma ogni assassino (ad esempio) rientrerà sicuramente in una o più categorie, sarà cattolico, o biondo, o un attivista di qualche gruppo, o depresso, o drogato o in "preda ad un raptus di follia".
:) penso di essere abbastanza sociopatica... voglio il test!
RispondiEliminaIl libro è Confessioni di una sociopatica, di M.E.Thomas. Con un titolo del genere, se non me lo avesse consigliato uno di fiducia non lo avrei mai preso. Non so che gli prende ai titolisti ultimamente.
RispondiEliminaMa è interessante se piace l'argomento.
Una delle caratteristiche dei sociopatici è il "fascino": contrariamente all'immaginario comune infatti non sono persone asociali o solitarie, tutt'altro. Non essendo emotivamente coinvolti nelle dinamiche sociali le colgono con immediatezza e sono abili a "simularle" ed a manipolarle. Alla cds abbiamo avuto un solo caso del genere (ovviamente in questo caso si trattava di una persona con comportamenti violenti e pericolosi) e ti assicuro che era affascinante vedere la precisione con cui coglieva dinamiche e caratteristiche personali, altro che gli psicologi! Era brillante, premuroso, collaborativo, simpatico. Non fosse stato che dava fuoco alle case e uccideva gli animali, una personcina deliziosa.