lunedì 23 dicembre 2013

Ho letto un articolo sul Corriere di non ricordo chi che faceva notare come la forma d'elezione per la comunicazione breve e sintetica sul web sia il sarcasmo, cosicchè siamo travolti da ondate sempre più forti di sarcasmo e siamo portati a credere che questa sia l'unica lente attraverso cui guardare e decifrare i fatti ed il mondo.
Acuta osservazione, mi sembra.

Aggiungerei che spesso il sarcasmo è o vorrebbe essere espressione di cinismo.

Entrambi però richiederebbero alcuni accorgimenti, per non essere stucchevoli (ah!). Per cominciare bisogna esserne capaci, sia di essere cinici che di usare il sarcasmo. Il cinismo non è sinonimo di amarezza o disillusione, come qualunque testo di filosofia per le superiori può spiegare, e di certo non è quell'annacquato disprezzo che ostentano i cinici, che si configura più come uva acerba che non come ricerca della libertà.
I cinici non erano dei frignoni, punto.

Il sarcasmo è una forma di espressione difficilissima, richiede sottigliezza ed un senso dei tempi (nell'accezione musicale) che pochissime persone hanno.
E soprattutto andrebbe usato con estrema parsimonia, per essere efficace.

Per spiegarmi meglio, io non sono capace di maneggiare il sarcasmo nemmeno se ne andasse della mia vita; ho provato a scrivere delle cose su questo registro, ed il risultato era qualcosa di così acido e petulante che mi sono stupita io stessa, ma non in senso positivo.

Però c'è questa moda imperante: commentini sferzanti e taglienti, che dovrebbero farti intuire come dietro ci sia una Weltanschauung sofferta e ponderata, una vita che ha colpito duro. Un'intelligenza brillante.

Verrebbe da dire animo ragazzi, provate a parlare, invece di ragliare sconfitte personali che andrebbero affrontate in altra sede.

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