Periodicamente siamo martellati da
frasi fatte che dovrebbero avere lo scopo di sintetizzare concetti
ampi ed articolati.
Adesso è il turno di “parlare alla
pancia”.
Sono stupita che la gente sia ancora
legata ad una concezione medioevale ed immagini la sua pancia come un
luogo oscuro brulicante di istinti e sentimenti inconfessabili, germi
di intolleranza e razzismo, virus di invidia sociale, bacilli di
istanze forcaiole.
Lassù, nella testa, svettano algide
vette di saggezza e conoscenza le cui pendici sono abbellite da
cespugli di rigore matematico, teorie economiche e politiche
improntate ad una modernità sostenibile.
Non penso di essere abbastanza
coraggiosa per chiedermi come pensano alberghi, nel cuore, le
persone.
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