lunedì 18 novembre 2013


Periodicamente siamo martellati da frasi fatte che dovrebbero avere lo scopo di sintetizzare concetti ampi ed articolati.
Adesso è il turno di “parlare alla pancia”.
Sono stupita che la gente sia ancora legata ad una concezione medioevale ed immagini la sua pancia come un luogo oscuro brulicante di istinti e sentimenti inconfessabili, germi di intolleranza e razzismo, virus di invidia sociale, bacilli di istanze forcaiole.
Lassù, nella testa, svettano algide vette di saggezza e conoscenza le cui pendici sono abbellite da cespugli di rigore matematico, teorie economiche e politiche improntate ad una modernità sostenibile.

Non penso di essere abbastanza coraggiosa per chiedermi come pensano alberghi, nel cuore, le persone.

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