Da piccola amavo il vento quasi quanto la neve, scappavo dalla finestra ed andavo nei miei posti a qualunque ora se sentivo il vento. Se erano giornate d'autunno correvo a vedere le foglie di vite, meglio ancora all'imbrunire oppure all'alba che sono le ore in cui succedono le cose.
Io guardavo e prendevo decisioni, non è che lo ricordi, è che posso andare avanti ed indietro.
I miei pensieri erano un miscuglio di parole (poche) e di immagini, di storie. Le storie che recitavo erano il futuro, le decisioni. La danzatrice giapponese, le ragazze, erano tutte promesse.
Ero fascinata ma non dal mondo o dalla natura o dagli esseri umani, il mio amore era il tempo. Scavavo nella terra per trovare qualcosa di tempo, anche il perimetro della cantina era tempo.
Ero una sorta di Hellen Keller con un unico alfabeto che le sfuggiva, ma se non altro sapevo che c'era.
Poi non so da dove mi venisse la capacità di adattarmi e di imparare velocemente (seppure in certi caso lo ammetto, una certa rigidità da auswendig ci sia), ma mi ha consentito di fare tutte e due le cose.
Però sento dire che una delle cose belle della vecchiaia è proprio avere tutto il tempo di dedicarsi finalmente ai propri hobby: ecco, io, una volta terminate tutte le faccende qua, avrei parecchio da fare, là nell'hobby.
Posso venire ad aiutarti?
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