In questi ultimi due anni ho scritto molto, per lo più attorno ai pazzi perchè si sa, quando si incontra l'amore della propria vita in tarda età si torna un po' ragazzini e si scrive il suo nome perfino sui margini delle pagine.
Ho riscritto le cartelle cliniche di alcuni pensando alle parole che avrebbe usato Borgna, ho voluto bene alla mamma di Marco ed al suo modo di morire, ho restituito a Nadia il nome che le spettava, una fragile fata bionda stesa sui binari; per regalare ad Ivano quell'alba nelle campagne avrei dovuto saper dipingere invece, ma forse un giorno chiederò a Chiara di farlo.
Ho preso in prestito da Borgna l'aggettivo incandescente perchè una volta che lo senti capisci che non ce n'è un altro possibile.
Ho scritto dei racconti meno che mediocri su esistenze straordinarie e li ho sbriciolati nel minestrone.
Naturalmente lei non sarebbe mai disposta a pubblicare queste pagine, dice la signora.
Ma a volte penso che dovrei chiedere ai pazzi perfino il permesso di amarli.
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