Ieri discutevo con Fry di Casa Pound, degli articoli sui quotidiani e dei commenti su facebook, dell'accozzaglia di banalità, superficialità ed ignoranza, e questo lo diceva Fry, che è un giovane cresciuto a cozze ed internet e non io, nel mio grazioso cappottino in boucle.
Mi ricordo che le parole d'ordine erano diritto allo studio, istruzione, cultura; leggevamo testi di cui capivamo probabilmente un 10%, ma qualcosa restava. Il linguaggio delle assemblee a pensarci adesso che imbarazzo, ma qualcosa restava.
Non mi ricordo nessuno che non leggesse, che non avesse almeno un libro e 3 giornali nella borsa.
Non era sempre chiaro se si dovesse leggere Marcuse, Il lupo della steppa o Sulla strada, nel dubbio si leggeva anche Miller, "i più audaci in tasca Proust", che nelle tasche degli eskimo l'edizione economica ci stava comoda.
Una buona parte dei ricordi è retorica, ma che si leggesse e si discutesse molto è certo ed anche che si avesse una fiducia messianica nella cultura.
Adesso la stessa illusione mi sembra la abbiano gli amanti della scienza: spiega alla gente che la terra è rotonda, che i vaccini non causano l'autismo e che l'omeopatia è un imbroglio ed il mondo sarà migliore. Falso, la gente risponderà mhmh e tornerà a guardare Gianni e Pinotto su youtube ed a postare foto.
Da molti punti di vista il mondo è migliorato, se in parte di esso non si pratica più lo schiavismo, i bambini non muoiono di diarrea e di fame e con l'iPhone si può cliccare mi piace da qualunque punto del globo.
Magari è solo che le cose andrebbero viste in una prospettiva un po' più a lungo termine di quella che solitamente abbiamo noi umani, o magari bisognerebbe liberarsi dai parametri moralistici, magari non è che "meglio" significa per forza quello che crediamo noi, o una parte di noi.
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