venerdì 28 febbraio 2014

Non è che io avessi deciso come avrebbe dovuto essere la mia vita quando stavo là sul bordo del fosso e non ricordo di aver desiderato di fare la maestra o il vigile del fuoco o la scienziata.
Ma la determinazione su come avrei dovuto essere io, e non essere, quella me la ricordo bene.
Non conoscendo molti termini le mie decisioni erano prese per immagini, per "storie".

Sara, Beatrice, Elsa e Viviana non erano le amichette immaginarie, erano il dipanarsi nel tempo di ciò che avrei potuto, voluto, non dovuto essere. Una sorta di lettura del futuro a metà tra la precognizione e la razionalità più affilata.
Sapevo come sarei stata e come sarebbe stata la mia vita se avessi scelto di essere una o l'altra; o tutte e quattro alternativamente.

Non sono una persona a cui pesino particolarmente rinunce o sacrifici; questo perchè le cose (situazioni persone esperienze) a cui rinuncio non sono mai importanti per me. Sarebbe più esatto dire che non sono vitali.
Le cose che contavano, quelle che volevo avere ed essere, quelle che avrebbero fatto la differenza, sono tutte qui.
Intatte.

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