mercoledì 22 gennaio 2014

Insomma, tra Stamina e sperimentazione animale sembra che sia difficile evitare di discorrere di scienza, ultimamente.

Quello che mi stupisce è la difficoltà a capire che scienza e divulgazione scientifica (forse meglio sarebbe usare l'espressione educazione scientifica, perchè mi pare che di questo si stia parlando) sono due concetti diversi e non assimilabili.
La scienza è un metodo, che finora si è dimostrato valido per acquisire conoscenze e proporre spiegazioni e previsioni.
La seconda implica concetti come desiderabilità, qualità della vita, progresso sociale: temi che non attengono alla scienza ma ad una visione etica e sociologica e politica.

Gli scienziati in quanto persone hanno tutto il diritto di auspicare che la società sia basata il più possibile sull'applicazione di scoperte scientifiche, a patto che siano consapevoli che questa è una posizione etica, e non scientifica. A meno che non si voglia ipotizzare un fine, ossia un Bene e che si voglia farlo coincidere con la scienza, ma mi pare un'operazione contraddittoria.

Distinguere tra scienza come metodo, applicazione della scienza e divulgazione sia dei contenuti che dei metodi  scientifici non è operazione capziosa o demagogica, al contrario è a mio avviso il presupposto indispensabile per conferire alla scienza la dignità che le spetta.
E' naturale che le conoscenze di contenuti a carattere scientifico di uno scienziato informeranno la sua visione del mondo, così come una formazione di stampo filosofico influenzerà la progettualità di un altro; io trovo che anzichè contrapporre bontà e validità di un approccio anzichè di un altro (personalmente ritengo che appocci diversi si rivelino utili in ambiti diversi, o in settori diversi dello stesso ambito), andrebbero forse discusse le possibili visioni del mondo risultanti, e sulla base della loro diversità ricercare il compromesso.

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