Ho appena terminato La fabbrica della malattia mentale di Cipriano, la cui tesi è che la psichiatria moderna non ha nulla da invidiare in quanto a violenza ai manicomi pre Basaglia.
Io condivido pienamente questo pensiero, però.
Prendiamo F., il tuo F. come lo chiamano alla cds per via che solo io e la Chiara lo volevamo lì.
Aggredisce le persone; a volte, come è successo alla cds, per un motivo, per ottenere sigarette, ma altre del tutto imprevedibilmente, come è successo per strada dove ha picchiato delle persone sconosciute.
Io e la Chiara sostenevamo che avevamo bisogno di tempo, un'infinità di tempo, e sono ancora sicura che avessimo ragione. La storia di questo ragazzo è tale che è folle pensare che siano sufficenti un mese di chiacchere benintenzionate per aprire uno spiraglio.
Solo che come fai a chiedere questo tempo se nel frattempo lui va in giro per le vie della città a prendere a pugni e calci i passanti?
Noi la risposta la avremmo, tieniti un paio di pugni e calci, ti assicuro che lui ha passato di peggio, però no,non puoi obbligare nessuno alla tua visione del mondo, per lo meno non se non hai una maggioranza alle spalle e che poi, magari, di quella maggioranza facciano parte persone che si vantano delle risse nei bar o negli stadi o degli sconti con la polizia non conta, quelle sono libere scelte, uno per strada deve poter camminare tranquillo, sempre che non lo investa un automobilista ubriaco ovviamente, ma anche lì, se guardi le statistiche, quante sono le vittime degli automobilisti ubriachi? più di quelle di pazzi furiosi a dire il vero, quindi lasciamo stare questo argomento.
Insomma, F. adesso è in giro per le strade in attesa della prossima aggressione che lo porterà di nuovo in carcere, di nuovo perchè a 22 anni è già stato dentro per un anno.
L'alternativa sarebbe somministrargli così tanti psicofarmaci da renderlo innocuo, la camicia di forza chimica.
Poi c'è un altro aspetto, di cui di solito alla gente importa poco, ed è la sofferenza che la malattia mentale causa a chi ne è affetto.
In parte è dovuto all'esclusione sociale, e questo potrebbe essere eliminabile, ma l'inferno interiore provocato dalla patologia, quella è un'altra cosa.
Borgna ha ragione quando dice che in ogni esistenza, quindi anche in ogni delirio, un filo è sempre individuabile, una comunicazione possibile. Ed ha ragione Cipriano quando dice che "estirpare" la personalità malata e sostituirla con una sana, al di là delle questioni etiche, non sembra comunque fattibile.
Nella nostra società per fortuna sta scomparendo la cultura del dolore come..come cosa? espiazione? fatalità?, in ogni situazione si cerca di eliminare il dolore fisico.
Non è un discorso così privo di implicazioni nemmeno questo. Tutti gli antidolorifici, fisici e mentali, hanno degli effetti collaterali; ovvio che sono irrilevanti, se stiamo parlando di un terminale. O se stiamo parlando di una situazione che comporta forti dolori fisici ma limitata nel tempo. Altrettanto ovvio che una persona con il mal di testa prende un moment, non della morfina. Ed è altrettanto ovvio che di solito ad un dolore fisico corrisponde una patologia precisa e che quindi, mentre si allevia il dolore, si cerca anche dove è possibile di curare la causa.
Per la sofferenza mentale il discorso si fa molto diverso.
Gli antidepressivi e gli ansioliti curano, soprattutto se abbinati ad una psicoterapia.
I neurolettici no. E funzionano, in parte, solo sui sintomi positivi, non su quelli negativi.
Ed una terapia, seppure di mantenimento, deve essere costante: non puoi assumere l'antipsicotico al bisogno, come un antibiotico o un antidolorifico. Ed alla lunga gli effetti collaterali diventano parte integrante della patologia.
Allora la domanda è, che ne fai di questi pazzi?
Ha un senso parlare di centralità dell'individuo nel percorso di cura, di entpowerment, di scelte consapevoli ed informate?
Quando una persona urla da ore perchè sua madre le sta strappando le viscere, che fai?
Chiunque abbia visto qualcuno "imbottito" (ma non si potrebbe trovare un sinonimo?) di psicofarmaci diventa, almeno teoricamente, ideologicamente, contrario al loro uso. Non è difficile, fino qui.
Ma dopo, cosa fai?
Non dico che tu abbia torto. E non dico che un pugno o un calcio non siano, tutto sommato, accettabili e dimenticabili. E' che forse sottovaluti il fatto che il nostro costrutto sociale è basato sulla prevedibilità dei comportamenti. Non è l'unico possibile, forse neanche il migliore possibile, ma cambiarlo tutto, tutto, beh, mi pare complicato.
RispondiEliminaE' basato sull'illusione della prevedibilità della maggioranza, mentre una minoranza non fa conto sulla prevedibilità, altrimenti non si saprebbero affrontare gli eventi imprevisti.
RispondiEliminaAlla gente non gli farebbe altro che bene incontrare un pazzo di tanto in tanto: un ansiolitico del tutto naturale.