Ieri o visto Il regno di inverno, uno di quei film lunghissimi, lenti (e per di più pieno di turchi, questo), dove non succede niente se non il disvelarsi di una relazione, in questo caso tra moglie e marito, tra il marito e sua sorella e tra le due cognate.
Mi affascina la bravura di certi autori di film e libri nel togliere, con gesti che sono appena percettibili, uno dopo l'altro i veli di una relazione, veli così sottili che, tolto uno, le cose ti sembrano esattamente come prima, tolto un altro non vedi ancora differenze e così via fino a che, improvvisamente, quelle che hai davanti non sono più le stesse persone che erano all'inizio.
Sono film insopportabili per coloro che stanno ben attenti che questo non succeda a loro ed alle loro relazioni, che non cada nemmeno un velo, che io quando amo dono tutto me stesso e tutto il mio cuore e che i giorni bui sono sempre quelli degli altri.
C'era della perfidia educata e mascherata da sincerità nei dialoghi del film, com'è possibile non riconoscersi in almeno una delle frasi che sono state dette in tre ore?
E poi pensavo ad una cosa che mi chiedo da sempre, quelli che ti dicono qualcosa di volutamente crudele e poi si scusano e dicono non lo penso davvero, ecco io mi domando, quale delle due ipotesi è peggiore? Perchè se mi dici una cosa che mi fa male ma è ciò che pensi, ok, possiamo discuterne; ma se mi dici una cattiveria che nemmeno pensi, allora lo scopo è davvero solo quello di ferire, e sul serio ti sembra una attenuante?
Sono abbastanza sicura di non avere mai pronunciato questa frase. Beata me, appunto.
E che fare con chi ti ferisce e, alla tua reazione, dice:"lo vedi come sei?" e/o "non ti si può dire niente"?
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