Succedono cose. Di cui non hai colpa. Succedono magari quando sei piccolo. E non hai colpa.
Ma l'errore più grande che puoi fare è diventare una vittima. Essere vittima, sentirsi tale, vivere da tale non ha niente a che fare con le cose che succedono. Le cose accadono e sono finite in sè, non dico che non lascino segni ma congelarle per sempre è disonesto.
Le vittime inseguono un risarcimento, tutta la vita. Rimangono aggrappate ad una visione del mondo da libro Cuore, dove i buoni sono premiati ed i cattivi alla fine si pentono o vengono puniti, un mondo dove le famiglie sono amorevoli e protettive, gli amici leali e sinceri, gli amori duraturi e senza ombre.
In questo mondo le vittime sono eternamente bambini, quindi innocenti. Ma il tempo passa e tu non sei più quel bambino. E quello che dentro di te continua ad essere dolore e bisogno di risarcimento, diventa egoismo.
Perchè io l'ho visto, nessuna vittima è capace di amare.
Conosco tutti i testi su questo argomento, la paura o l'incapacità di fidarsi, il senso di inadeguatezza, i confronti e poi la ricerca di una perfezione che non c'è che diventa alibi, circoli viziosi di pensiero e strategia che sembrano divorarti. Il "prendere per mano quel bambino, perdonarlo, amarlo". Ma è un errore. Se l'unico figlio che avrai nella vita sei te stesso, sarà una vita arida,senza generosità. Una vita tesa solamente a riavere.
Non essere vittime è possibile, solo che richiede un'onestà intellettuale simile al coraggio.
Dirsi che non esiste nessun bambino interiore, spaventato o ferito o altro; esiste semmai un luogo, dove le cose sono già accadute e se le tieni per bene non fanno più male, sono pezzi di quei vetri da cui guardi fuori.
E' vero, non possiamo mai sapere chi siamo davvero nelle storie degli altri, su questo possiamo mentirci, immaginare il meglio od il peggio a seconda di quello che ci serve, ricostruire prove ed indizi come zelanti investigatori; ma su quello che gli altri sono nella nostra storia, su quello se vogliamo possiamo essere onesti.
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