mercoledì 29 ottobre 2014

La pagina di Repubblica sta diventando la mia metafora preferita sul genere umano e la sua vita.
A sinistra: ammazza moglie e figli torturadoli prima e costringendo il cane ad assistere; a destra: dieci attrici famose ti spiegano la posizione esatta per un selfie generoso.
Apri un video che ti dice però guarda che vedrai decapitare un uomo quindi se sei sensibile non lo fare, e parte lo spot che ti informa che finalmente il tuo odore sgradevole non sarà più un problema.

La vita è una commistione di tragicità e leggerezza, lo so, di pensieri con l'odore nauseabondo del marciume e di quelli ariosi e trasparenti, di dolori silenziosi e di tragedie come la lavatrice che allaga casa.

Però.
Ogni accadimento ed ogni sentimento dovrebbe avere del tempo; è che il tempo non è solo quella cosa che passa veloce e ti ruba eccetera eccetera, è anche ciò che trasforma e che dà significato.
Sbaglia chi crede che la fame di vita sia un accumulo scriteriato di cose, emozioni, relazioni, e non è nemmeno che esista una graduatoria di qualità, quelle che valgono e quelle che no, è il tempo che fa la differenza, quanto sei disposto a trattenerle in modo che possano trasformarsi (e trasformarti)

Non siamo delle emoticon, non possiamo essere :((((( un attimo prima e :))))) dieci minuti dopo: non funziona, semplicemente.
Le nostre dita, i nostri occhi ed il nostro cervello possono essere diventati veloci e perfino mutitasking; ma per quello che riguarda la nostra anima, credo che abbia ancora bisogno di lui, del tempo.

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