martedì 14 ottobre 2014

Da piccola ero preoccupata (ossessionata) dal fatto di poter dimenticare; allora ogni sera c'erano i dieci minuti di la finestra ad est, si chiamava proprio così, non sono mai riuscita ad addormentarmi se non sono rivolta verso una finestra ad est. In questi dieci minuti ripetevo nel pensiero i dettagli di un qualche accadimento importante. Non ci è voluto molto per rendermi conto che non potevo aggiungere all'infinito, allora quando i dieci minuti erano colmi tenevo solo un ricordo o due e ricominciavo. Non era l'ideale, ma insieme allo scrivere era una soluzione ragionevole.
Ho continuato a farlo per cinquant'anni, senza mai saltare una sera e pare impossibile ma ha funzionato.

Lo specchio interiore non è dissimile da quello appeso alla parete: vedi i cambiamenti, ma ti riconosci. Io che avevo un'identità volatile e che tendeva a confondersi con tutto quello che mi circondava avevo bisogno del primo per non risvegliarmi rododendro o danzatrice giapponese.

Non avevo ne ho avuto in seguito nessuna difficoltà ad apparire di volta in volta questo o quello, non è un inganno più di quanto non sia per gli altri scegliere un abito al mattino, in fin dei conti anche gli abiti dell''armadio mi appartengono.

Ma la finestra ad est è la realtà ed essermela portata fino a qui e non avere mai ceduto alla tentazione di farla sbirciare a nessuno, beh, è un sollievo.

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