Sul volontariato potrei parlare per giorni. La mia amica ci fece una tesi anni fa, una panoramica storica, giuridica, sociologica.
Negli anni Settanta lo avversavamo fortemente, per due ottime ragioni; la prima era la convinzione che i servizi, tutti, dovessero essere forniti dal welfare state attraverso persone formate, competenti e ovviamente retribuite. La seconda era che il volontariato era prerogativa pressochè assoluta della Chiesa ed in generale non si discostava troppo, nelle modalità e nelle intenzioni, dalle Dame di Carità.
Purtroppo la valenza del termine non è cambiata ed ancora oggi quando sento parlare di "volontariato" la mia prima reazione è di sospettosa diffidenza.
Nonostante tutte (o quasi) le mie esperienze negli ultimi dieci anni vadano in direzione opposta.
Per quello che vedo il volontariato ora risponde ad un concetto di civiltà e di comunità. I volontari che ho conosciuto sono giovani, studiano o lavorano, non sono frustrati nè in preda a deliri religiosi; sono persone che mettono a disposizione un paio d'ore in settimana per insegnare l'italiano agli stranieri, seguire i loro figli nei compiti, aiutarli a districarsi nei meandri della burocrazia.
Oppure insegnano ad usare un computer, c'è una ragazza che ha aperto ad un'ospite della cds il mondo di google, sembra una sciocchezza no?, ma i pazzi sopra i 30 anni non sanno nemmeno cosa siano youtube, google, le mail...perchè mentre noi ce ne entusiasmavamo erano troppo occupati a sopravvivere ai loro demoni.
Le comunità virtuali sono meravigliose e tutto il resto, ma sono comunità per privilegiati; saranno anche uguali alla piazza o al bar, ma per chi? per coloro che, comunque, in piazza o al bar hanno o avrebbero la possibilità di andarci.
La solidarietà non è cambiata; non consiste nel postare una foto arcobaleno o un mi piace, consiste nel vecchio, solido fare.
Sempre che si desideri un mondo migliore, ovviamente.
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