lunedì 22 giugno 2015

L'altro giorno nella sala d'attesa dell'ennesimo medico con mia suocera pensavo che, negli spazi pubblici, i proprietari di vecchi si comportano in maniera simile ai proprietari di cani.
Da una parte vuoi che il tuo vecchio si comporti bene, che dimostri di essere socializzato, educato, obbediente. Dai piccoli comandi superflui al solo scopo di dimostrare ai presenti il suo addestramento: siediti qui, prendi il giornale, bevi ancora un po' d'acqua. Naturalmente frasi brevi e scandite, con parole chiave.
Dopo dieci minuti inizi a parlare di lui con gli altri proprietari come non fosse presente, con un tono noncurante di conversazione ma in realtà la competizione è già iniziata: ah no no, il mio vive ancora da solo, VERO PAPA'? A questo punto l'attesa innervosisce i vecchi che per passare il tempo cominciano ad interessarsi ai loro simili; essendo consapevoli che gli altri vecchi sono sordi quanto loro, ed essendo stronzi, si rivolgono al coetaneo più lontano nella stanza e chiedono elo da ndo vegnelo? Qui i propietari iniziano un grande lavoro di traduzione, spesso accompagnato da una gestualità ed una mimica esagerate; i meno sensibili lasciano che sia l'altro proprietario a farsi carico della traduzione, ma non è un atteggiamento apprezzato.

Dicevo, ogni proprietario desidera che il suo vecchio faccia bella figura, sia adeguato eccetera. Però. Come per i proprietari di cani, un guizzo di originalità, un gesto di indipendenza e pur anche di disobbedienza viene considerato desiderabile, in quanto segno di carattere.
Esattamente come sulle roste il proprietario in questo caso richiama il vecchio, spenga quella sigaretta, non si può fumare qui!, guardando gli altri con uno sguardo che fa affinato nel tempo perchè è fintamente di scusa, ma in quel sa gonte da farghe c'è una buona dose di orgoglio.
Eh, questa razza è proprio indipendente!

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