sabato 13 giugno 2015

Sarei abbastanza pronta a scommettere che le parole di Eco susciteranno una sacra indignazione in molti. Probabilmente in coloro che, sotto sotto, hanno il sospetto che si stia parlando di loro.
Potrei scommettere il mio nuovo aggeggio per pulire i vetri che ci spiegheranno di nuovo il valore della democrazia, della circolazione delle informazioni e dell'accesso alle stesse.
Uso internet e lo trovo uno strumento fenomenale che ha sicuramente arricchito l mie conoscenze ed ha contribuito a tenere sveglia la mia curiosità. Confronto velocemente testate diverse, ho un paio di siti di recensioni letterarie, un paio di  blog e soprattutto quando leggo un libro di qualunque genere ho google ha portata di mano ed approfondisco le cose più disparate, dal ruolo della Danimarca nella Seconda Guerra Mondiale ad una ricetta esquimese (questo è per dire, non ho mai cercato una ricetta).
Controllo compulsivamente il sito di Zerocalcare mentre, ed è un esempio, ho smesso di leggere Spinoza.
Non mi pare che Eco metta in discussione il valore potenziale del media internet, ma piuttosto che sostenga che i social hanno dato voce agli imbecilli.
Ora, secondo me ci sono alcune considerazioni diverse, da fare.
Non credo che questo chiasso degli imbecilli sia socialmente pericoloso, Grillo e la sua democrazia diretta hanno sufficientemente dimostrato che non è il media il pericolo, o meglio non più di quanto lo fosse la tv con il suo Grande Fratello.
E non mi sembra che i social, come elemento di intrattenimento, siano diversi da un programma di mtv o da un videogioco.
Non temo nemmeno che (parlo dei giovani) abbandonino la realtà per il virtuale, perchè ovviamente i social sono realtà tanto quanto il bar sotto casa o la piazza.
Caso mai mi preoccupa un'altra cosa, ma non so se riesco ad esprimerla (non sono mica Eco io).
Le relazioni fuori da internet erano (sono) caratterizzate da tempi e linguaggio diversi: non so ora ma ai miei tempi eravamo prolissi, passavamo ore nei bar o sotto il tiglio a sviscerare un argomento, fosse un tema filosofico o una crisi sentimentale. Il linguaggio a volte si faceva contorto o ridondante, nel tentativo di spiegare. E questo era determinante, perchè il linguaggio crea pensiero (e viceversa) ed il tentativo di spiegare diventa anche modo di chiarire a se stessi, di inoltrarsi nella complessità.
Ora il linguaggio è sempre più povero, sciatto, telegrafico, si ricorre ad un link per comunicare una propria opinione, ad una battutina folgorante, ci si distrae contanto i commenti, i like, le condivisioni.
Non che la ricerca di approvazione non facesse parte delle relazioni pre social, ci mancherebbe. Diciamo che ci si impegnava un po' di più ad ottenerla.
E in quell'impegnarsi c'era un migliorare.

1 commento:

  1. Chissà se Eco immaginerebbe che grazie ad internet so che hai un nuovo aggeggio per pulire i vetri?

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