Ogni volta che entro in un ospedale mi vengono tre pensieri orribili.
Il primo è che a me gli ospedali piacciono. Non mi stancherei mai di osservare i meccanismi che si instaurano e di trovare le corrispondenze con le istituzioni totali di Goffman.
Mi interessano le relazioni che si creano tra pazienti della stessa stanza, tra i familiari di un paziente e gli altri degenti, tra personale e pazienti.
La sospensione delle regole che valgono "fuori" e le priorità su cui sono basate invece le regole che valgono in un reparto. Come passi senza rendertene conto dalle une alle altre nel giro di due ore e duecento metri.
Il secondo è che, per le stesse ragioni sopra, probabilmente mi sarebbe "piaciuto" pure stare in un campo di concentramento.
Il terzo è che deve essere per una pura questione di circostanze se non sono una suora.
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