Non so nemmeno se ipocriti sia la definizione giusta, di sicuro non mi riferisco a quelli che ti dicono stai benissimo con quel vestito anche se sembri una carpa avvolta nella stagnola e pronta per il forno, che quella è educazione o gentilezza o semplicemente arrendersi al fato.
Gli ipocriti si distinguono in due categorie.
Quelli convinti che l'unico scopo dell'esistenza sia divulgare il più possibile la grandiosa immagine che hanno di se stessi e lo fanno con mezzi innocui. Prima ti tediavano a voce, adesso la tecnologia li aiuta e hanno blog e profili e luoghi virtuali.
E quelli che non si accontentano di raccontare se stessi attraverso canzoncine e citazioni da Barrico e vogliono agire da quelle splendide e coraggiose persone che sono.
Ieri sera c'era una situazione complicata e le due operatrici si sono appellate ai protocolli, qualcosa del tipo con cento cuori ma non possiamo tenerlo qui, PER IL SUO BENE E QUELLO DEGLI ALTRI OSPITI, e bla bla bla.
Il fatto è che questo tipo di ipocriti ostacolano una soluzione. Avessero detto abbiamo fisicamente paura, non ci sarebbe stato niente di male. E si sarebbe potuto cercare una soluzione, perfino banale, ad esempio far venire un terzo operatore, magari un operatore maschio, per l'appunto.
Ma no, ovviamente era più importante difendere l'immagine che hanno di se stesse che non trovare una soluzione che garantisse sia loro che gli ospiti.
Non sono le debolezze o le fragilità umane ad essere disprezzabili; le conosciamo tutti, le abbiamo tutti; come le affrontiamo, nella nostra pagina facebook o nella nostra testa sono cazzi nostri.
Nella rrealtà però sono anche cazzi degli altri.
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