sabato 5 aprile 2014

Avevamo 17 anni in una sera di maggio con le finestre della mia stanza aperte, la poltrona arancio e gatta arancio anche lei e Chicco ha detto è così, noi due non saremo mai di quelli che si accontentano.

Chicco disprezzava tutti i miei amici, i compagni sciatti ed i tossici lamentosi, quelli del paese che non leggevano Lucrezio (e nemmeno il resto per la verità), gli altri pendolari chiassosi, le femministe che anteponevano la sostanza alla forma ignorando che forma e sostanza coincidono.

Forse dovremmo sposarci come assicurazione contro la volgarità, diceva, ed era sottinteso che non avremmo mai condiviso le mie discutibili amicizie.

Pensavamo ed immaginavamo cose belle, compresa una mercedes bianca perchè in fin dei conti avevamo pur sempre 17 anni.
Esaminava lucidamente i nostri fidanzati dell'epoca, due brave persone diceva, un giudizio inappellabile.

Non l'ho mai sentito dire una banalità, forse perchè era allergico all'autobiografia tanto quanto alla modernità.

Ma sul non accontentasi aveva senza dubbio ragione.

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