domenica 9 marzo 2014

Se guardi nelle scuole dell'infanzia ed in quelle primarie, ma anche in altre professioni quali gli assistenti sociali o le ostetriche, la presenza maschile è quasi inesistente. In altre, ad esempio gli infermieri o i terp, la percentuale di maschi è all'incirca 1 su 4.
Ipotizziamo che questa situazione sia frutto di un pregiudizio culturale che voleva le professioni di cura appannaggio delle donne: è ragionevole pensare che questo stereotipo influenzi ancora le scelte professionali delle attuali generazioni? Oppure che effettivamente pochissimi maschi si sentano portati per queste professioni?
O ancora che esista un "potere femminile" che esclude gli uomini da questi ambiti?

Qualunque sia la risposta, si potrebbe sostenere che una maggior presenza maschile sarebbe comunque desiderabile anche in queste attività, per svariati motivi: ad esempio non sono convinta che sia positivo che i bambini dai 0 agli 11 anni abbiano prevalentemente (se non esclusivamente) figure educative femminili.

Non ho ancora sentito nessuna proposta di quote azzurre in questo senso. Nè da parte di maschi nè da parte di femmine.

Il che mi rende tutta la faccenda delle quote rosa vagamente sospetta, chissà perchè

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