Il mio sussidiario di terza elementare iniziava con un brano che spiegava che il maestro, il fornaio, il dottore, l'idraulico, l'ingegnere eccetera erano tutti lavori ugualmente rispettabili ed indispensabili.
Spiegava che il dottore non avrebbe potuto studiare e curare le persone, se avesse dovuto cuocersi il pane, costruirsi una casa con le proprie mani, coltivarsi le verdure ed allevare la pecora, che il contadino non avrebbe potuto lavorare la campagna se non ci fosse stato il dottore a curarlo quando era ammalato, che il maestro non avrebbe avuto il tempo di insegnare se avesse dovuto andare al pozzo a prendere l'acqua: insomma il concetto è chiaro.
Il brano sorvolava su alcuni aspetti, ad esempio il fatto che il prossimo dottore sarebbe stato il figlio del dottore e non quello dell'operaio o sulla esagerata ed ingiustificata disparità economica, ed anche la parte dedicata al lavoro di "mamma" era leggermente sospetta; ciò nonostante e probabilmente oltre le intenzioni, era pur sempre una lezione di educazione civica.
A distanza di 50 anni il brano appare ovviamente superato e reazionario.
Meno chiaro appare quindi il velato disprezzo di coloro che si sentono colti verso la "gente", così come è difficilmente spiegabile l'uso di categorie quali la casalinga di Voghera, la sciampista e gli avventori abituali di bar come esemplificazioni di ignoranza ed oscurantismo.
Molti di noi sono dei parvenus della cultura e come tali tendono a scordare che se hanno avuto accesso alla cultura non è stato per un'inestinguibile sete di conoscenza ma perchè le loro famiglie hanno fortemente insistito che "andassero avanti con gli studi"; i nostri genitori sciampisti operai e contadini avevano ben chiaro l'importanza dell'istruzione, e non solo come mezzo di avanzamento sociale ed economico, proprio come strumento di libertà.
Certo si potrebbe obiettare che gli ignoranti di adesso sono "colpevoli", in quanto i moderni mezzi permettono a chiunque di accedere alle informazioni ed alla cultura, ma si dimentica in questo caso che anche l'approccio al sapere va imparato (ed insegnato) e non soltanto come metodo ma soprattutto come valore (e strumento, che in questo caso possono coincidere).
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