mercoledì 5 marzo 2014

Premettiamo che non sono clinicamente una sociopatica e che nella scala Hare totalizzerei sì e no un 5 punti.
Il tratto più conosciuto da tutti nel profilo sociopatico è la "mancanza di empatia"
Ora, io ho seri dubbi sull'esistenza dell'empatia, o quantomeno sulla sua definizione.
Tanto per cominciare, l'empatia è una caratteristica auto dichiarata, nella maggior parte dei casi: ho sentito spesso persone definirsi tali, molto ma molto meno spesso qualcuno attribuirla ad altri.
Inoltre che si definisce tale di solito empatizza con categorie ben definite di persone, e su tipologia di sentimenti standard.
Se l'empatia è la capacità di mettersi nei panni altrui in teoria dovrebbe funzionare per qualunque sentimento e stato d'animo, ma non ho mai incontrato un empatico contagiato dall'ottimismo di qualcun altro, o dalla altrui contentezza, o dall'entusiasmo.
Solitamente gli empatici sono sensibili al dolore altrui, il che fa pensare più alla rappresentazione di ciò che uno immagina sia l'empatia, che non ad un meccanismo reale.
Si potrebbe forse obiettare che è socialmente più utile avere dell'empatia per chi soffre piuttosto che per chi se la sta già cavando egregiamente per conto proprio e che quindi non sia strano che siamo sintonizzati più sul dolore che sulla gioia altrui: ragionevole.
Rimane il fatto che gli empatici che ho conosciuto sono altamente selettivi: rimangono schiacciati dalla percezione della sofferenza di certe categorie di persone e beatamente indifferenti a quella di altre, ed a questo trovo più difficilmente una spiegazione.
Non sto parlando della maggior facilità di empatizzare con il dolore per la morte del figlio del vicino di casa piuttosto che di quella del figlio di uno sconosciuto del Congo, questo lo capisco.
Ma anche tra chi ci è vicino a me pare che si tenda ad empatizzare con chi ci è simpatico, chi ci piace: in poche parole con chi sentiamo simile a noi. Ma di che utilità è capire o credere di capire le motivazioni che potrebbero essere le nostre? Empatizzare non dovrebbe servire proprio a capire invece scelte e comportamenti che istintivamente ci sembrano "sbagliati"?
Per questi motivi io ho l'impressione che l'empatia sia invece una forma di proiezione, e quindi di gratificazione.

I sociopatici d'altra parte sono considerati dei manipolatori molto abili: la loro abilità sta nel valutare con una buona approssimazione la persona che hanno davanti, i suoi meccanismi, le sue debolezze, insomma il suo carattere: da questo punti di vista "vedono" gli altri con molta più attenzione e verosimiglianza di un non sociopatico.
La differenza consiste semmai nell'uso che fanno di questa conoscenza: non la manipolazione in sè, dato che io penso che tutti noi usiamo e manipoliamo gli altri, ma negli obbiettivi della manipolazione.

(continua, che devo ancora arrivare al punto che mi piace, che è l'assenza di paura)

1 commento:

  1. Bel post...poi sai, è più facile essere empatici verso il dolore altrui perchè verso la gioia spesso più che empatia c'è invidia...per questo c'è la tendenza ad autodefinirsi empatici, chi lo è davvero tace ed è indifferentemente sia solidale che felice per gli altri:)

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