Dunque secondo me tutti usiamo e manipoliamo gli altri (ogni atto di altruismo gratifica chi lo compie, quindi in un certo senso il beneficiario viene "usato" per ricevere una gratificazione, chi minaccia il suicidio "forza" i comportamenti altrui eccetera); per come la vedo io la differenza consiste nella consapevolezza.
Se si è consapevoli del fatto che usiamo gli altri, allora ci si può autodisciplinare, si possono porre dei paletti, insomma si possono decidere i propri comportamenti.
Il mio concetto di libertà consiste proprio in questo, nell'essere consapevoli dei propri bisogni e delle strategie "automatiche" che mettiamo in atto per soddisfarli, in maniera di poter decidere di volta in volta se farlo o non farlo. La decisione andrebbe presa secondo un ideale, ossia un tendere a.
Mi rendo conto però che, ad esempio nel mio caso, la fedeltà a questo ideale è il bisogno prevalente, e quindi non saprei dire se eticamente il mio comportamento è diverso da quello di un sociopatico.
Ma il punto essenziale secondo me è l'assenza di paura tipica dei sociopatici.
I nostri comportamenti sociali sono basati sulla paura: paura delle conseguenze legali, paura del giudizio negativo altrui, paura di perdita di status, paura di esclusione, paura del biasimo, paura della perdita di sicurezza e tutte le altre paure che vi vengano in mente. Ed ogni paura è strettamente legata al bisogno corrispettivo. A seconda di quale bisogno prevale, moduliamo il nostro comportamento sociale.
Innalzare il nostro status oppure ottenere più approvazione possibile non sono, come potrebbe sembrare, due bisogni uguali, e prevedono strategie diverse.
I sociopatici sono, come dire, un po' grezzi. Tutti quelli intervistati hanno espresso la loro visione del mondo con la frase "il mondo è fatto di prede e di predatori". Tradotto suonerebbe più o meno così "prendo tutto quello di cui ho bisogno (o che mi piace, o che desidero), se mi riesce, in qualunque modo: in che maniera sono diverso da voi?"
Non hanno delle priorità rispetto ai bisogni, nè la capacità di proiettarli nel futuro; dal loro punto di vista sono delle creature a metà tra i carpe diem ed i va' dove ti porta il cuore.
Esattamente come una buona parte dei non sociopatici.
Per inciso, ci sono molte persone che si riconoscono nella visione prede/predatori, solo che si identificano con le prede; sono le vittime di professione, che paradossalmente sono concettualmente sociopatici tanto che i predatori ed hanno lo stesso spessore morale di una capra come i primi ma siccome raramente i loro comportamenti sfociano nella violenza non corrono il rischio di venire considerati sociopatici.
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