A. ha strapazzato un povero tecnico della telecom che era venuto ad aggiustarci il telefono; a questo hanno fatto seguito un ricovero in reparto (di A.) ed un'interminabile riunione degli operatori, nella quale le colleghe donne tranne la Manu hanno chiesto di non essere più sole durante i turni. Considerando che per fermare A. ci sono voluti quattro infermieri e due carabinieri la richiesta non sembra molto sensata, dato che è improponibile prevedere la presenza fissa di una squadra di energumeni.
Bisogna dire una cosa, riguardo agli operatori che non hanno paura: non è che desiderino particolarmente essere picchiati, ma considerano un'eventuale aggressione un danno maggiore per il paziente che per loro. Le tue reazioni sono diverse, se vedi in pericolo la tua incolumità o quella della persona che hai davanti.
Un'altra cosa che bisogna dire è che gli scoppi di violenza non sono mai improvvisi nè immotivati. Per dissinescarli è necessario capire, e per farlo è indispensabile non dare priorità alla paura.
I comportamenti violenti sono sempre la risposta disperata ad un terrore che diventa insopportabile ed ingestibile. Se la risposta alla persona è sì, sono anch'io terrorizzato, la spirale sarà inevitabile.
A venire aggrediti sono sempre gli operatori che temono l'aggressione, ma questo non perchè i pazzi siano come i cani e sentono se hai paura (dio che cazzate dice a volte la gente), ma perchè danno (gli operatori) la risposta sbagliata.
Io penso che nessuno è obbligato ad interagire con i pazzi, nè volontariamente nè istituzionalmente, ma se lo fai non puoi basarti sugli stereotipi più grossolani e nemmeno sulle tue raffinate concezioni.
Devi avere a cuore i pazzi. Così come sono, come dice Borgna. Devi credere che hanno una storia e volerla conoscere, e basta.
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