Quando eravamo giovani credevamo che fosse tutta una questione di opportunità, che se le persone avessero avuto la possibilità di leggere, di conoscere di sapere, allora sarebbero state persone migliori ed il mondo sarebbe stato un mondo migliore.
Eravamo convinti che se le case fossero state piene di libri invece che di centrini all'uncinetto le persone avrebbero riavuto un'anima e desiderato la bellezza.
Non volevamo diventare come i piccoli borghesi di Lolli che cercavano i loro cinque minuti di felicità in una relazione extraconiugale o nella macchina nuova, e poi pensavamo ai nostri figli.
A quello che gli avremo insegnato. Gli ideali, la passione, la libertà.
Loro non avrebbero avuto davanti quegli esempi piegati dalla vita e dall'eterno rimpianto, avrebbero avuto il coraggio come una corazza luccicante ed anche le inevitabili ferite non sarebbero state letali, non si sarebbero infettate fino a farli marcire.
Non eravamo contorti, da giovani e non era l'ingenuità a renderci limpidi, era l'onestà.
Io volevo un figlio più di qualunque altra cosa perchè la vita mi sembrava una cosa meravigliosa.
Ogni tanto mi rileggo quello che scrivevo quando ero incinta: non c'erano blog allora su cui mentire, che bei tempi.
Sembra strano ma tutto quello che desideravo era che mio figlio fosse buono e siccome non c'era nessuno a leggere non mi vergognavo di questa parola. Era bello quando avevamo ancora le nostre parole, intatte e potenti, ed il desiderio di insegnarle ad un figlio.
Che belle queste parole
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