venerdì 8 marzo 2013

C'è questo ragazzo nuovo, 20 anni compiuti ieri ed una voce pacata che gli dice che lui è l'unica persona che esiste al mondo e che gli altri sono solo ingannevoli avatar. A volte mi viene l'idea che i pazzi siano quelli che gettiamo al di là del muro nella speranza che un tonfo o un altro rumore ci facciano capire cosa c'è, lì dietro. Li mandiamo sgargianti e chiassosi, versioni esagerate di noi stessi, per vedere se davvero sono cari agli dei o se moriranno, per capire se noi stessi avremo una possibilità, oppure no.

Tutti noi che snoccioliamo con disinvoltura nomi di molecole lo percepiamo quel filo, quella ragione; ti mettono in guardia dall'entrare nei loro deliri perchè in ognuno di essi c'è un poco di verità che è meglio non conoscere.

La gente comune ha spesso il vezzo sciocco di vantarsi di un proprio pizzico di follia, sudano e sbavano per ottenere i gadget peggiori della normalità ma amano pensare che dentro di loro dorme un pazzo selvaggio e visionario. Sapessero che la follia è la via crucis della normalità forse si risparmierebbero la figura da cretini, ma così vanno le cose.

Mio padre racconta che 70 anni fa c'era un pazzo che abitava accanto a casa loro, un ragazzo giovane e spesso imprevedibile. L'unico che lo ammansiva era mio zio Bruno, un ragazzino di 15 anni. Bruno, va a torme el Fabrizo, gli diceva la madre. Io non l'ho mai conosciuto questo zio morto giovane in Russia, ma mi piace pensare che come me fosse innamorato del tempo, e che per questo Fabrizio lo seguisse tranquillo fino a casa.

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