Tra un paio di mesi saranno dieci anni che vado alla cds.
Ho fatto in modo di non dimenticare quelle prime volte in cui arrivavo davanti al cancello e poi giravo la macchina e tornavo indietro.
Entrare mi sembrava un atto di una presunzione tale da gridare vendetta al cielo.
Ma avevo anche paura di "fare brutta figura": un sentimento piuttosto insolito per me, se non del tutto inedito.
Non mi è mai importato nulla dell'opinione degli altri su di me; sembra orribile a dirsi ma è così.
Però quella volta mi importava. L'idea di apparite come la signora di mezza età annoiata ed in cerca di qualcosa che la realizzasse o peggio ancora dell'invasata cattolica desiderosa di donare... beh, ho anch'io i miei spauracchi.
L'alternativa pareva peggiore, entrare e subissare qualcuno di parole riguardo al mio amore per i pazzi?
Inimmaginabile.
Tediavo la signora con capziose disquisizioni sulle motivazioni, tediavo anche me stessa per la verità, anche questa una cosa inedita.
Poi un giorno la signora, astuta come una volpe madre, mi ha detto ma insomma, è quello che vuole no? allora lo faccia.
Riportata bruscamente al mio pragmatismo sempliciotto, un colpo da maestra!
Il giorno dopo naturalmente sono entrata dal cancello.
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