domenica 13 luglio 2014

Ci sono mattine in cui mi sveglio e prima di aprire gli occhi tocco la mia anima, un pezzetto alla volta, per vedere se è ancora viva e se sta bene, per assicurarmi che durante la notte non si sia ammalata, per essere sicura che quando butterò metaforicamente le gambe fuori dal letto non cedano all'improvviso e mi ritrovi dolorante sul pavimento.

Potrei testare la schiena e le mani, oppure provare a ricordare i titoli degli ultimi dieci libri che ho letto, addirittura in ordine cronologico o alfabetico, potrei tendere l'orecchio ad assicurarmi che nessun animale sia morto nella notte oppure allungare la mano verso il cellulare per sincerarmi che non mi sia sfuggita nessuna richiesta di aiuto dei vecchi; a sessant'anni sono molte le cose che sarebbe saggio verificare prima di uscire dal letto.

Eppure l'unica cosa che mi preme è la mia anima. Il resto, mi dico, tutto si può aggiustare, o ci si può abituare a fare senza.
Ma l'anima? Se mi svegliassi una mattina e scoprissi che mi ero sbagliata, che alla fine anche le anime si possono contagiare?

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