Uno dei miei talismani quando ero piccola era un gomitolo di lana grossa, un misto color verde scuro. Era il talismano che riguardava la casa, bisognava ricorrerci con parsimonia; di solito lo usavo di inverno, prima di cena, quando era buio e potevo vedermi riflessa nel vetro della finestra di cucina.
A sette anni ho imparato a lavorare ad uncinetto e sono rimasta incantata dalla perfezione di quell'azione.
Gli altri non erano come me; improvvisamente avevo tra le mani questa consapevolezza rotonda e non sapevo che farne. Erano lumache estroflesse, qualcosa che non potevo capire del tutto.
Il mondo mi bastava; attraverso il caleidoscopio del tempo assumeva disegni imprevedibili e fenomenali: nessuno ha mai capito che la mia geometria era la visione.
Gli altri mi cucivano addosso definizioni e mi andavano bene tutte.
Gli altri usavano parole chiassose e poco accurate ed io tornavo davanti al vetro di quella cucina e facevo scorrere tra le dita il filo di lana.
Ah come vorrei i sogni la poesia e la magia dicevano gli altri ed io ingoiavo la mia lana, voglio la lana pensavo, pensavo, voglio la lana.
Potevo scegliere, questo va detto, sarebbe stato il momento perfetto per la paura, poi sarebbe cresciuta ed avrebbe figliato il rimorso.Non dico di non esserne stata tentata. Se mi appoggiavo al muro della cantina potevo vedere come sarei diventata se avessi scelto quello. E molte altre cose.
Quello che non potevo vedere, stranamente, era cosa sarei diventata se invece avessi scelto
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