giovedì 16 agosto 2012

Si sono conosciuti 6 anni fa in mensa; è stato subito feeling, simpatia, sintonia. Una cosa pulita. Lui stava per sposarsi e l'ha invitata al matrimonio. Lei, single, nubile, zittella, una consumata abilità a mascherare i rifiuti da scelte, ha scelto l'amicizia.
Poi si sa come vanno le cose. C'è stato il sesso, ma del tutto irrilevante, niente che valesse la pena di menzionare, che togliesse qualcosa a qualcuno: il loro rapporto era qualcosa di diverso, insofferente alle definizioni consuete e per questo andava difeso dalla volgarità del giudizio.
Entrambi avrebbero preferito una cosa alla luce del sole ma si sa, poche persone sono abbastanza forti per la verità, le altre vanno protette.
Lei non odiava la moglie, anzi, la rispettava. Sarebbe stato bello, pensava, se fosse stato possibile anche il contrario.
Si incontravano a casa di lei e tra il lavoro e quelle ore trascorrevano assieme molto più tempo che con chiunque altro.
Lui con la moglie era stato onesto, nella misura in cui era stato possibile esserlo, le aveva detto che quella con lei era un'amicizia importante a cui non desiderava rinunciare.
Se la moglie avesse saputo l'attenzione che entrambi mettevano nel non ferire la sua dignità avrebbe provato della gratitudine, ma a loro bastava il mormorio soddisfatto della loro coscienza.
La moglie aspetta un bambino, ed è una bella notizia, perchè lui è felice e perchè non toglie nulla a quello che c'è tra loro. Lei non ha mai desiderato dei bambini, forse.

Poi un giorno lui dice in un certo senso questo bambino è anche un po' nostro, mio e tuo, e si rompe qualcosa nella sua testa.
Lei gli crede, perchè non ha abbastanza fantasia per sapere che a volte le cose si dicono così, sull'onda di un desiderio di poesia, e che non devono per forza corrispondere a qualcosa di vero, lei crede che le parole servano a descrivere la realtà e gli crede.

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