mercoledì 9 ottobre 2013

Ho letto tempo fa un articolo in cui si diceva che alcuni termini sono quasi spariti dal nostro vocabolario, parole come onore, lealtà, fedeltà ad esempio, che suonano alle nostre orecchie anacronistici ed un po ridicoli.
E pensavo che stranamente corrispondono a concetti che implicano non solo un rapporto con gli altri ma l'assunzione di un impegno nei loro confronti (o nei confronti di una scelta qualunque, ideologica o personale che sia), mentre il pensiero debole è deliziosamente auto referenziale: io ed io soltanto sono il giudice delle mie azioni, e siccome io ed io soltanto stabilisco i miei valori e le mie priorità sono libero di cambiarli in qualunque momento e non devo renderne conto a nessuno.
Basti pensare ad obbrobri concettuali come l'autostima o la dignità, talmente passabili di manipolazione da essere ormai svuotati di ogni significato e di conseguenza di ogni comunicazione.

Ho l'impressione che in un momento in cui a comunicazione si affiancano gli aggettivi più fantasiosi e disparati, la comunicazione stia sparendo. Per come la vedo io, la comunicazione è tale se implica, prevede, conseguenze. E' un'asserzione di responsabilità, di impegno, di continuità: in poche parole se una comunicazione non è affidabile non è tale.
Mi si potrebbe obbiettare che il chiacchericcio da bar è sempre esistito: è vero, così come la conversazione leggera, ma le persone avevano ben chiara la distinzione dei due registri, anzi, avevano ben chiaro che esistono più registri e che ognuno di essi era deputato ad uno scopo, ad un fine.
Adesso trovi gente che sta twittando o aggiornando il suo profilo facebook tutto il tempo, anche quando non è davanti ad una tastiera: quello che dicono ha un valore solo in quel preciso istante, ed ha l'unico scopo di raccogliere dei consensi e degli apprezzamenti nei prossimi 60 minuti, e può essere tranquillamente dimenticato (o contraddetto) dal post successivo.

Per assurdo, questa sensazione vine confermata non da quelli che hanno allegramente addottato questo stile, ma di chi non lo ha fatto. Persone che ancora pensano che quello che si dice abbia un peso, che vada meditato, soppesato, e che gli altri siano leggittimati a trarne delle conseguenze.

3 commenti:

  1. In effetti, dev'essere per questo che non capisco le persone. Quella che chiamavo, chiamo ancora, "assunzione di responsabilità" credo che sia il filo più persistente di tutto quello che ho scritto (e lo sarebbe anche di quello che dico, se solo parlassi :)), e credo che tutto sommato sia anche quello che mi ha salvato la vita.

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  2. Ci sto pensando da un po', ma molte cose non mi sono ancora chiare. E' come se si fosse creata una frattura tra le "opinioni" (e la possibilità di esprimere la propria su ogni aspetto e questione) e quella che una volta si chiamava "agire di conseguenza". La coerenza, insomma. Va molto l'espressione "coerenza interna", bellissima, ma cosa diamine significa? Anche i deliri dei pazzi hanno una loro coerenza interna (a volte così insegnosa che ti lascia senza parole), ma, banalmente, non gli affideresti tuo figlio per due ore.
    Quindi ipotizzerei due coerenze....

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  3. Non so, mi sembra che spesso si malintenda il concetto di libertà, o il "diritto alla felicità", o non so che. In un episodio di Criminal Minds la mamma del pazzo di turno a un certo punto dice che voleva essere la mamma perfetta, e che meriterebbe di esserlo. E cerca di far uccidere il figlio matto, per rimettere le cose in ordine. Non so bene, ma mi sembra qualcosa di simile; quando è richiesto impegno, che sia di tempo, di energie, di pensiero, le persone si ricordano che hanno il diritto di essere felici e pensare a sè e non so che altro, e che se lo meritano, addirittura. Quando si è diffuso questo virus terribile del "merito anch'io un po'" di felicità, serenità, amore, quello che è? Che è, da dove è arrivato? Spesso lo si imputa alla diffusione di ideali statunitensi, ma insomma, nella mitologia americana il "diritto alla felicità" te lo vai a cercare andando armi in pugno a conquistare il West dopo mesi di viaggio su carri sgangherati, e pascolando vacche da difendere ogni giorno dalle scorrerie apaches, mica lustrandosi l'ombelico. Quindi boh, non me lo spiego...

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