domenica 20 ottobre 2013

Era da quando ero piccola che non vedevo così di frequente zie zii cugini, non siamo una famiglia molto portata alle sdolcinatezze ma quando c'è bisogno ci siamo. Serriamo i ranghi.
A vederci da fuori sembriamo felicemente ottusi, con le nostre certelle di referti sotto il braccio e competenze acquisite su tutte le patologie esistenti della vecchiaia. Sembriamo delle brave persone, immagino.

Ma quello che stiamo facendo è rinsaldare la memoria, restituire a questi vecchi tutta la loro vita e non solo gli ultimi mesi di malattia e si orrori. "Ti ricordi quella volta che...?" diciamo, per loro e per noi.
Mio padre quasi cieco che spinge la carrozzina di mia zia vaneggiante sul corridoio è un'immagine che mi commuove e la commozione è materiale solido per il luogo dentro.

Se ci fanno orrore i nostri vecchi, così? Sì, credo di sì. Ma è niente in confronto all'orrore che fanno a se stessi.
Bisogna ricordarlo a noi ed a loro, che non è sempre stato così.
Ridiamo molto, i miei cugini ed io, perchè gli aneddoti sono molti.
E' una celebrazione pudica.
E la vita che ci viene incontro non è una stucchevole estranea.

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