Era da quando ero piccola che non vedevo così di frequente zie zii cugini, non siamo una famiglia molto portata alle sdolcinatezze ma quando c'è bisogno ci siamo. Serriamo i ranghi.
A vederci da fuori sembriamo felicemente ottusi, con le nostre certelle di referti sotto il braccio e competenze acquisite su tutte le patologie esistenti della vecchiaia. Sembriamo delle brave persone, immagino.
Ma quello che stiamo facendo è rinsaldare la memoria, restituire a questi vecchi tutta la loro vita e non solo gli ultimi mesi di malattia e si orrori. "Ti ricordi quella volta che...?" diciamo, per loro e per noi.
Mio padre quasi cieco che spinge la carrozzina di mia zia vaneggiante sul corridoio è un'immagine che mi commuove e la commozione è materiale solido per il luogo dentro.
Se ci fanno orrore i nostri vecchi, così? Sì, credo di sì. Ma è niente in confronto all'orrore che fanno a se stessi.
Bisogna ricordarlo a noi ed a loro, che non è sempre stato così.
Ridiamo molto, i miei cugini ed io, perchè gli aneddoti sono molti.
E' una celebrazione pudica.
E la vita che ci viene incontro non è una stucchevole estranea.
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