Lui mi seguiva da due ore, capelli sporchi sugli occhi, odore di malattia, non è mica tuo figlio mi ripetevo mentalmente, questo ragazzo mi fa venire il nervoso, lo so cosa vuoi ma non ci casco, vuoi che ci sediamo e poi parliamo, con te che tiri fuori una parola ogni cinque minuti, fai qualcosa o togliti di mezzo gli dico ed Alberto mi prende per un braccio e dice non devi trattarlo così non è tuo figlio, è mio figlio dice, mio figlio.
Perchè volevi uccidere mio figlio? mi domanda ore dopo, con una disperazione nello sguardo che mi fa male, lui che è quello dei coltelli ed adesso lo preferirei di molto, invece è qui che mi domanda, le domande dei pazzi sono unghie, lame, sono i coltelli prima che diventino coltelli, io non so cosa rispondere ed allora si avvicina Paolo e gli mette una mano sulla spalla, non voleva ucciderlo voleva aiutarlo dice, aiutarlo? ripete Alberto, e ci guarda con una tristezza che se non la vedi almeno una volta non sai che possa esistere.
Sì, dice Paolo. Aiutarlo. Un po'.
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