martedì 7 febbraio 2012

E' un po' che cerco di afferrare questa sensazione e tradurla in pensiero, è qualcosa che ha a che fare con il dolore, quello enorme ed indicibile, ma ogni volta che provo a dirlo ne viene fuori qualcosa di completamente diverso da ciò che vorrei, qualcosa di stucchevole e pedante, orrendo.
E cerco questo aggettivo o verbo o sostantivo che contenga in sè tutto il pudore e la naturalezza, il silenzio e la compassione, la comprensione.

O forse non ha a che fare col dolore ma con la gente; forse il dolore sfigura solo le persone piccole che vi si aggrappano come ad un seno dal quale succhiare rancore ed astio, pieni fino a vomitare ma mai sazi, e viene da pensare che sia vero che l'Inferno è assenza.
Alle persone piene non succede; non voglio dire che il dolore le arricchisca, è una sciocchezza che non penso. Ma quello che hanno dentro, quando passa attraverso il dolore, diventa più nitido e di una sostanza diversa, cristallina.

Ecco, questa è la storia che vorrei scrivere se fossi capace.

1 commento:

  1. Già ti dissi come valeva la pena per post come questo giorni fa, ricordi? Anche io sono sempre preoccupata quando si parla di dolore, il timore di dire qualcosa in modo sbagliato, però quando certe cose le vivi, va da sè che a qualcuno risulti stucchevole il modo in cui le dici...io vorrei essere solo "cristallina",come dici tu, ma chissà se ne sono capace...io il dolore più grande lo associo sempre alla morte, ma non solo per la perdita,è perchè gli irrisolti rimangono lì e non c'è più possibilità di fare chiarezza, le persone se ne vanno senza darti le risposte che ti aspettavi da loro e questa mancanza di risposte diventa più dolorosa della perdita stessa... I morti di dovrebbero piangere e basta...Io piango molto di più l'assenza di quando c'era.Di questa, lo perdono.

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