Un libriccino, Last Words, nel quale Gabriele Tinti ha raccolto "le ultime parole di persone comuni che hanno deciso di suicidarsi". Sono interessanti anche i saggi di Derrick de Kerchove e Umberto Curi contenuti nel libro.
Non ho un'opinione sul suicidio, non penso che sia un atto di coraggio o al contrario di vigliaccheria, non so se sia possibile distinguere quando è frutto di una lucida libera scelta o quando è l'ultimo sintomo di una patologia depressiva, non l'ho saputo dire nemmeno quando si trattava di qualcuno che conoscevo figurati di sconosciuti, non ho una visione romantica o antropomorfa della morte e quindi non ho abbastanza immaginazione per trovarla lirica.
Capisco invece l'enormità di parole alle quali non ti è concesso di rispondere.
Una buona parte dei messaggi raccolti sono accuse: mi uccido per colpa tua.
Ho un'avversione profonda e viscerale per coloro che tentano di addossarti la responsabilità della loro vita. Nel bene e nel male. Chi ti dice "solo grazie a te io...", prima o poi ti dirà "solo per colpa tua io....", è logico, inevitabile.
E vile.
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