Prendiamo il caso del costume carnevalesco piccolo/a profugo, che bisogno c'è di scomodare concettoni come il rispetto o la compassione oppure sul versante opposto il diritto all'ironia o al mercato, è una questione di buon gusto e basta.
Peccato che sia così passato di moda il buon gusto, risolveva così tanti dilemmi e risparmiava figuracce. Perchè il buon gusto non consiste in qualcosa che fai, dici, indossi, ma esattamente il contrario: ASTENERSI. Oddio, ci vuole un minimo di capacità critica nei confronti di se stessi, che non è poco, ma si può fare: è sufficente che ogni volta che pensi una cosa che ti sembra divertentissima, acuta, iconoclasta, sferzante, tu ti dica probabilmente, quasi certamente, sicuramente anzi, non lo è. E taci. Ogni volta che ti passa per la testa che quella cosa, quell'sms, quella telefonata è davvero la dimostrazione di quanto tu sia sensibile, vibrante, passionale, originale, tu ti dica probabilmente è una cazzata e non la fai. Insomma, ogni volta che ti viene da fare qualcosa che dovrebbe inequivocabilmente dimostrare una tua qualche eccelsa qualità, che vada dalla capacità di abbinare i colori a quella di smascherare al volo gli ipocriti, ecco ogni volta pensa che stai saltando a piedi giunti nel cattivo gusto.
Non è difficile.
Vero, pienamente in accordo.
RispondiEliminaciao emi:)
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