domenica 23 novembre 2014
Quando andavo da casa al bar del paese e la strada era tutta notte e silenzio e stelle di inverno e fiume e non riuscivo ad immaginare niente al di fuori del crocifisso posto all'inizio dell'argine, non riuscivo ad immaginare e come il malato di cuore di De Andrè mi chiedevo come facessero gli altri, come potessero passare oltre il crocefisso ed immaginare, se riuscissero a tenere ferme le mani come facessero ad impedire alle loro mani di disegnare una via Crucis nell'aria e dieci passi dopo sul ponte, dieci passi, il cemento che si impastava con me, con qualche parte di me, ossa? carne? respiro? non c'era il tempo di capirlo ma gli altri, gli altri come facevano a percorrere il ponte senza diventare asfalto e piccoli piccoli pezzi di vetro, e perchè se ero circondata da notte e campagna ed acqua di fiume proprio il cemento invece, perchè non mi mescolavo a un qualunque altro rumore od odore, e la risposta era perchè non sapevo immaginare ma sarebbe arrivata molti anni dopo, ed intanto oltrepassato il ponte camminavo veloce e raggiungevo in fretta le luci del paese e del bar ed ero uguale a tutti gli altri, ma di cemento.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento