lunedì 5 maggio 2014


Ia proposta di legge della Binetti ovviamente in prima battuta suscita bene che vada dell'ironia o delle ipotesi fantasiose su cosa siano i non nati, definizione che non stonerebbe in uno dei miei film sui non morti.

Però non credo che parlare dei diritti dei non nati sia un'assurdità di per sè; per come la vedo io un bambino avrebbe diritto a non nascere da una madre di 70 anni.

Ma mi rendo conto che è una strada non percorribile: qualcuno potrebbe legittimamente sostenere che ha diritto a non nascere da due tossicodipendenti, o da due sordi, o da una pazza. Da due stupidi, da due brutti.

Quindi ok, il male minore è occuparsi dei diritti di quelli già nati, fin qui ci siamo.

La scienza fa il suo lavoro, scopre e di conseguenza permette. Consente la diagnosi prenatale e permette una scelta conseguente, ad esempio.

Non proibisce e non prescrive e non rappresenta quindi un'etica.

Sostenere che la scienza debba per sua natura non sottostare all'etica è sempre secondo me un errore ed un'ipocrisia.

"La scienza si occupa di fatti, meccanismi, dati", è vero: ma le scelte che stanno a monte, in quali campi della ricerca investire, questo ha poco a che fare con la scienza e molto con l'etica.

Che un progresso scientifico permetta ad un ristretto numero di donne occidentali benestanti di mettere al mondo dei figli nonostante degli impedimenti mi sta bene; che poterlo fare debba essere considerato un diritto mi sembra meno scontato.

Gli scienziati rivendicano l'oggettività delle loro ricerche e si chiamano fuori dal cosa succede dopo, dalle applicazioni, che riguardano campi che non competono loro.

Ma l'etica riguarda tutti i componenti della società, è una mediazione, un tendere alla convivenza ottimale e pertanto non si vede come potrebbe non riguardare chi si occupa di scienza.

Inoltre a mio parere l'etica si avvale di tutti i punti di vista, sociologico, filosofico, economico, storico...perchè non dovrebbe avvalersi anche di quello scientifico?




Nessun commento:

Posta un commento