mercoledì 11 settembre 2013

La sala di consultazione della biblioteca comunale era un posto meraviglioso. Soffitti alti, scaffali di legno chiusi da vetri alle pareti e grandi tavoli di legno massiccio sui quali erano disposte ad intervalli regolari delle antiquate lampade verdi. Lo schedario era un mobile con i cassettini, ognuno con decine di cartellini scritti in bella calligrafia; consegnavo la mia lista a dei signori silenziosi in grembiule nero e loro scomparivano nei meandri delle sale e tornavano con le braccia cariche di volumi.
Sceglievo libri vecchi (di solito sulla poesia del Trecento), con pagine sottilissime e copertine di pelle.
Non era molto importante cosa leggessi, non quanto il buio fuori dalle alte finestre e gli altri rari lettori chini sui loro volumi. Erano sempre persone di una certa età ,non era la sala di pubblica lettura e prestiti, forse c'erano altri come me che richiedevano i libri quasi a caso, solo per poter contemplare e sfiorare quei tomi, pensando a tutte le mani che li avevano sfogliati prima, a cosa cercassero quei lettori morti da tempo, e se mai avessero trovato ciò che cercavano.
La biblioteca e la chiesa di San Lorenzo erano i miei luoghi interiori, i sostituti della casa tra i lillà, la solitudine di cui avevo bisogno, fatta di bellezza e solennità. I pensieri sembravano assumere le forme di quello che mi circondava, la storia li ripuliva e li arrotondava, ed io ero felice.

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