Lui aveva dieci anni più di me, che a sedici anni sono un'infinità ed io lo amavo proprio tanto, era bellissimo e cantava in un complesso, si chiamavano così allora, e mi voleva bene, mi dava lezioni di tedesco e giocava a carte con me e a volte andavamo alle Garbe con il suo motorino ed io non capivo perchè fosse sempre triste, scrivevo racconti lunghissimi su di lui, su di noi, mangiavo le castagne che ci preparava sua mamma anche se odio le castagne, avrei fatto qualunque cosa per lui, sarei morta per lui, ed ogni autunno infatti quasi morivo andando a vendemmiare con lui anche se odio la vendemmia, ma io lo sapevo che era solo questione di tempo, che ero solo troppo piccola per lui, era solo questione di avere pazienza e non è che a me sia mai mancata, quindi ero paziente e lo seguivo ed i sabato sera in cui cantava ero lì, sotto il palco, e lo vedevo che quando cantava Per chi guardava me, non ero mica cieca, e mi giravo verso il suo inseparabile amico per vedere se anche lui se ne accorgeva, ma non era molto gentile con me il suo amico, non gli ero molto simpatica, gli diceva ma perchè deve sempre starci appiccicata 'sta qua, ma io vedevo il suo sguardo complice e stavo zitta, non poteva mica dirgli perchè sto aspettando che cresca ovvio, c'è un limite a quello che si dice agli amici, anche a quelli intimi.
In paese lo sapevano tutti che era gay, ma proprio tutti, tranne me. E forse sua madre. Che mi voleva bene e continuava ad ingozzarmi di castagne perchè forse lo pensava anche lei che una volta che fossi cresciuta, magari.
Poi un giorno ho sentito questa diceria su di loro due e sono corsa a dirglielo, che sono leale io, ed il suo amico si è infuriato e voleva a tutti i costi che gli dicessi da chi lo avevo sentito, mi strattonava per un braccio ed io non volevo dirglielo e piangevo, ed allora lui, cioè lui non il suo amico, mi ha detto ti accompagno a casa e poi ci siamo fermati sul ponte, io piangevo e dicevo che avevo voluto solo fargli un piacere, che non erano mica maniere quelle, e che mi faceva male il braccio e lui ha detto taci un attimo e poi ha detto è vero, cosa? ho chiesto io e lo giuro, ero convinta che avrebbe risposto che ti amo, insomma, era il momento perfetto, quello che aspettavo da due anni, avevo anche la giacca nuova di velluto nero, invece ha detto quello che hai sentito.
Lì per lì io non sapevo bene cosa dire però volevo fargli capire che apprezzavo la sua fiducia e gli ho detto beh ho anch'io un segreto da confidarti, sono innamorata di te e lui che aveva una di quelle facce che si capisce tutto quello che uno prova ma proprio tutto per una volta è riuscito a fingere un'espressione di sincero stupore ed ha detto ma davvero?. Perchè io lo sapevo che mi voleva bene.
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