domenica 6 maggio 2012

La gente pensa ai pazzi in maniera un po' naif, come creature più vicine a dio o come animali che sono migliori degli uomini perchè non mentono e non ingannano e che non vedono l'ora di volerti bene se tu gli vuoi bene.
In realtà per i pazzi conta solo che tu sia affidabile. La maggior parte di loro non ne può più dei sentimenti altrui, dell'ideologia e dell'empatia che hanno dovuto ingoiare non diversamente dagli psicofarmaci perchè è così che succede, la pazzia autorizza ogni genere di sopruso ed apre le porte a tutti i finti pazzi, quelli che ipocritamente accarezzano l'idea di avere dentro un pizzico di follia e che succhiano la vicinanza con i folli come vampiri, un po' come è successo quando Nicola ha iniziato a farsi, una trasgressione per procura, che poche cose mi danno altrettanto il voltastomaco.
Non lo so se ai pazzi piacerebbe o meno essere compresi.
Ma so che gli piace che tu sia lì sempre uguale, che la tua borsa da Mary Poppins non cambi, che tu non finga di essere come loro, che non fingas di desiderarlo. Più che la tua sensibilità desiderano che non ti venga a noia lo sbavare e che continui a cucinare. Se di qualcosa ti sono grati, mi sembra, è di non usarli come serbatoio di gratificazioni, poi la immagino l'obiezione, non andresti lì se non ne ricavassi una gratificazione, ma è un po' più complicato di così. A me piace guardarli, i pazzi, ed ascoltarli, come gli altri guardano un tramonto o ascoltano una musica. Quando sono lì sono quieta, anzi sono felice.
Poi lo so, non sono mai riuscita a spiegare che per me felicità e gratificazioni non coincidono, non sono mai riuscita a descrivere a nessuno cosa sia per me la felicità perchè mi stufo alla prima stupida obiezione.

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