sabato 28 gennaio 2012

Credo sia dipeso dal fatto che ero una bambina solitaria e matta come un cavallo e che per una serie di circostanze e non di colpe ho dovuto badare a me stessa.
Avrei potuto inventarmi degli amici immaginari (o limitarmi solo a quello) ma ho pensato che mi serviva un significato.
Non che allora usassi questa espressione naturalmente, usavo parole, ma lo sapevo che c'era un altro modo di dirlo, un'altra parola appunto; dare nomi alle cose, questa era la mia ossessione, e certo che aveva a che fare con il controllo, tutti cerchiamo di controllare la nostra esistenza, è solo una questione di modi e di tempi e nel mio caso il tempo era precoce ma il modo, il modo è stato geniale.
E sono diversa come tutti coloro che si sono insegnati da soli la propria lingua madre, ne ho conosciuti altri come me, con grammatiche completamente diverse e che non avrei saputo tradurre, ma che erano stati loro ad insegnarle a se stessi, quello lo capivo bene.
E pensi tutta la vita in quella lingua, quelli sono i significati, gli stessi di quando avevi 6 anni, e puoi diventare la miglior poliglotta del mondo ma il nome con cui chiami te stessa è quello nella tua lingua.

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