lunedì 16 aprile 2012

Lui aveva 20 anni quando io ero in terza liceo, magro ed alto con lunghi capelli ricci, le mani affusolate ed un pallore che chiunque sopra i 30 anni avrebbe definito malsano. Parlava così raramente che ogni volta che lo faceva trasalivo; non stavamo insieme e non ero innamorata di lui ma era la prima persona lunare che incontravo, e anche se non sapevo che sarebbe stata anche l'unica ne ero affascinata.
Per un motivo che non ho mai capito lui sembrava affezionato a quella parte di me che con lui mi sforzavo di nascondere, quella capricciosa e prepotente. Passavamo molto tempo assieme e nel ricordo pioveva sempre ed era sempre inverno.
Finito il liceo se n'è andato e non sono più riuscita ad avere sue notizie anche se le ho cercate.

Poi, i social network. Non che pensassi di trovarlo, il mio amico lunare.
Ed invece l'ho trovato, l'ho contattato con il timore che nemmeno si ricordasse di me, si ricordava ed era contentissimo di risentirmi.
E' diventato il comandante della polizia urbana di un paese dell'Alto Adige e mi ha mandato molte foto di lui e della sua famiglia.
Tre persone grassocce ed estranee su un divano beige. Mi ha sommersa di programmi informatici di cui non potevo assolutamente fare a meno, allegati a mail in cui mi spiegava nei dettagli a cosa servissero e come usarli.
Mi fossi messa nella sue mani in un battibaleno sarei stata una persona socialmente presente, presentissima, e le mie varie liste di amici e contatti sarebbero lievitate come pane.

Lui una volta ha risparmiato per settimane sul cibo e le sigarette per regalarmi un oggettino di vetro che avevo visto nella vetrina di un negozio costoso, ed ora mi offriva di installarmi cose che tutti avrebbero detto ah però.
Non gli ho mandato una mia foto non per paura che mi trovasse cambiata ed invecchiata ma per il terrore che me la ritoccasse con Photoshop.
E' diventato un bravo fotografo dilettante ma nelle sue foto non c'è nulla di quello che vedeva dai finestrini della sua Minor azzurra.

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